Piano di Consapevolezza

 

Vogliamo raggiungere il benessere dimostrando agli altri di essere forti, raggiungere una lidership dimostrando di essere un capobranco, mantenere in corpo quel dosaggio di adrenalina per sentire uno stato di euforia, eccitazione, ubriachezza. In tal modo deleghiamo gli ormoni del nostro corpo a darci l’illusione del benessere.

Non sappiamo che quell’adrenalina ci è servita e ci serve per mettere in campo tutta la nostra forza, grinta, aggressività, per sfuggire ad un pericolo di morte imminente, per attaccare una preda o predatore per ucciderlo, salvare la propria vita e procacciarci il cibo nello stesso tempo. Tutto questo serve alla parte istintiva dell’uomo per continuare a sopravvivere dal punto di vista biologico.

Ma l’Uomo si differenzia dagli altri animali, poiché per raggiungere il proprio benessere non è indispensabile mettere a repentaglio la propria vita, quando ciò si rivela superfluo.

La consapevolezza di tutto ciò e dei nostri gesti ci consente di relazionarci col mondo circostante con azioni di equilibrio per una gestione della nostra vita meno traumatica.

Nello stesso tempo un piano di consapevolezza più elevato, rallenta la freneticità del nostro modo di essere, diventa la quiete dopo la tempesta, sentiamo che tutto il mondo ci appartiene, lo sentiamo dentro nelle emozioni degli altri uomini, condividiamo tristezza e gioia per un benessere appagante, privo di ricerche spasmodiche e gesti inconsulti.

In conclusione, quale obiettivo da raggiungere nella nostra vita?

Da una fase di esperienza attiva ai viaggi del pensiero, raggiungere la sapienza e la gioia interna, tutto ciò sono gli obiettivi più visibili.

Guardare un obiettivo lontano che può sembrare irraggiungibile, ci può indurre a desistere, ma se comprendiamo che è cosa buona, possiamo anche scegliere di metterci in cammino, ciò determina la differenza tra gli uomini.

Quindi, avremo fallito il senso della nostra vita se non innalziamo il nostro piano di consapevolezza.

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E TUTTO QUESTO E’ NORMALE

Un bambino che vive per la strada a raccattare ed arraffare . . . per lui  è normale.

Per un bambino che fin dallo svezzamento segue la madre sul dorso vedendo raccoglier il cotone, per lui sarà normale diventare un piantatore di cotone.

Per un bambino che non si può concedere la libertà di vivere per la strada perché all’alba deve percorrere chilometri per recarsi nel luogo dove lavorerà tutta la giornata, ma ha assicurato un pezzo di pane e un po’ di acqua, non minerale e batteriologicamente pura, per lui  è normale.

Per un bambino che mangia ai pasti principali e la sera qualcuno gli rimbocca la coperta, per lui  è normale.

Per un bambino che mangia ai pasti principali più le merendine, ha il tempo per giocare per lui  è normale.

Per un bambino che mangia ai pasti principali più le merendine e sta piazzato ore intere davanti al monitor alle prese coi video giochi, per lui  è normale.

Per un bambino che possiede ogni tipo di confort ed ha la giornata programmata da impegni di ogni genere, per lui  è normale.

E allora cos’è normale, forse ci confondiamo! Forse abbiamo qualche perplessità?

La vita, il modello di vita che noi conduciamo è normale?

Alzarci la mattina ancora stanchi ed assonnati, dopo varie incombenze igieniche ci mettiamo in una scatola di metallo  che dopo abili manovre, un zigzagare pauroso, dopo aver scansato (forse) pericoli di ogni sorta, (compreso il cane che è sfuggito dalle mani del proprietario), ci conduce finalmente e già stanchi, sul posto di lavoro.

Ma questo è solo l’inizio, perché se poi aggiungiamo: il collega che ci guarda storto senza un valido motivo, problemi da risolvere e magari non si sa da dove incominciare, il capo ufficio un po’ nevrotico ti chiede di fare qualcosa non rientrano nelle tue mansioni, e chissà ancora cos’altro possiamo ancora aggiungere dalle nostre esperienze di cittadini modello, che in una città modello, corriamo per battere il tempo con tutte le cose da fare.

Non disperiamo, poi arrivano le ferie, e allora organizzare, correre, i mezzi pubblici, le attese, correre, ci dobbiamo distendere per rilassarci, che stress!

Rientriamo al così detto lavoro forse per riposarci un po’.

E TUTTO QUESTO E’ NORMALE, SI PER ME E’ NORMALE.

Non tocchiamo  il tasto della finanza! O meglio delle nostre risorse, materiali.

Se riusciamo a mettere da parte qualche euro, il caro petrolio, l’inflazione, la manovra del governo, la caduta delle borse, la crisi dell’ultimo minuto, nonché il biglietto di una lotteria che compriamo quasi per abitudine dopo aver consumato un caffè, mentre compriamo le sigarette, il giornale, nella speranza di forzare un futuro milionario che risolva tutti i nostri problemi, tutto questo ci spoglia anche dell’ultimo centesimo e non solo.

Saremo costretti ed abili a fare debiti con banche, se ci va bene!

Indebitarsi, per i comuni cittadini, normali, è la seconda attività che normalmente impegna e stressa.

Forse ci dovremmo preoccupare? E perché? Così è . . .

Sarà normale incappare all’improvviso in un infarto o in un “male incurabile” e non poter ripetere più l’esperienza della Vita, di una vita degna di poter essere vissuta e non trascinata, avvilita, miserabile e povera di quella interiorità che fa dell’uomo un essere superiore, nelle capacità di leggere il circostante, contestualizzando e collocarsi dove il senso di libertà gli offre ulteriori opportunità di esperienze per sentire di esistere, di essere, un essere umano Trascendente.

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Le voci del Silenzio

 

Quante volte nel passato ho pensato di stare da solo, ma preso dalle mille cose da fare porgevo il fianco alla distrazione, prima fare e poi . . . , e poi . . .

Oggi so che senza sapere cercavo distrazioni per non sentire.
Quanto spazio da recuperare, quanto silenzio da recuperare!

Oggi conosco delle voci, quelle voci che nel silenzio si mostrano e credevo inesistenti.
Oggi sento quelle voci che mi mostrano l’altro volto di me
e mi fanno sentire di essere vivo, di esistere!
Tutto ciò a volte mi inonda e mi sorprende,
s’intreccia con la paura di sentire,
con il fascino della scoperta,
che mondo inesplorato!

E’ un viaggio negli abissi, nello fondo blu in cui non trovo riferimenti,
per consentirmi questo percorso, devo lasciare quei riferimenti che danno
certezze, sicurezze, punti d’incontro.

Lasciarsi andare è la parola d’ordine,
sentire le percezioni di fronte a un mondo sconosciuto,
ascoltare i nostri sensi, dare spazio in sinergia alle emozioni,
e lasciarsi cogliere senza paure,
abbandonati a se stessi,
lasciandosi avvolgere da nuove luci, nuovi arrivi,
fino ad intravedere quel fondo che ci da l’idea di un nuovo ambiente col quale possiamo convivere, ma anche condividere con altre creature.

Sta a noi prendere coraggio ed intraprendere questo percorso,
spogliandoci di tutti quegli abiti che in superficie ci danno l’illusione di una vita protetta, che si perpetua  sconosciuta,
per poterci immergere e vedere,
è necessario spogliarci dalle resistenze che ostacolano e bloccano la ricerca,
per poterci raggiungere.

Sacro è questo momento in cui mi sento.

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“Ama il prossimo tuo come te stesso”

Ancora oggi dopo 2000 anni queste parole sembrano avere una connotazione fantascientifica, che non ci appartiene, nella misura in cui non amiamo noi stessi, non sappiamo amare noi stessi, ma che dico, non sappiamo chi siamo, cosa siamo, come si può amare se non si conosce?

Come possiamo pretendere di amare, fare proprio, introiettare, considerare tuttuno con noi stessi integrare nella nostra profondità se non conosciamo o non immaginiamo l’oggetto del contendere?

Diversamente non possiamo parlare di Amore donativo, ma possessivo o che comunque soddisfa schemi di azione.

E’ proprio in questa semplice e apparentemente banale affermazione che gli uomini di tutti i tempi vi hanno sbattuto la testa.

Ebbene questo è il dilemma più grande che l’uomo possa affrontare ed anche il primo che parli di se e che apre la porta al senso dell’esistenza, dopo possiamo parlare dell’amore verso il prossimo. Ma questo parlare non rende giustizia al vero, profondo senso di questo messaggio poiché sento che si può espandere al di la dell’essere umano ad un prossimo esterno, a noi essere cellula, parte costituente di un tuttuno.

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Essere ricchi fra i poveri

Poveri nella materialità non ci distoglie dall’essenza umana.
Il possesso ci compensa in quel bisogno di avere certezze di poter soddisfare la percezione materiale del vivere e non del sentirsi vivere. Lo risolviamo d’istinto con l’oralità, la sessualità, la seduzione ricerca di emozioni fini a se stesse e difficilmente andiamo oltre.
Compensare i bisogni primari ci acquieta, ci stabilizza, anche se i giocattoli ci arrivano dall’esterno, ci danno soluzioni ancora una volta compensative, risolutrici delle naturali tensioni dell’essere, giocattoli che non ci addestrano a vivere ma che perpetuano il senso del piacere e delle sicurezze, in tal modo distolgono l’attenzione da noi stessi.
L’illusione di appartenere al branco vincente, di farne parte e di essere forti con essi, li dove non riconosciamo il nostro potere delegandolo agli altri, ancora una volta non vediamo la realtà che ci viene regolarmente occultata da informazioni manipolatrici che ci creano un ambiente sempre più lontano dalla Natura vitale e spirituale dell’essere Umano.

27/02/2011

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QUALCHE DOMANDA PER FARE “IL PUNTO”

Queste domande apparentemente semplicistiche contengono un grande valore:
Dove andiamo?
Dove ci portano i nostri gesti?
Ho consapevolezza degli obiettivi da raggiungere?
Quale obiettivo sto perseguendo?
Dove mi porta?
A cosa serve?
Soddisfa i miei obiettivi?
Ho scelto il mio percorso di vita?

Provate a dare delle risposte sintetiche o no. Dite quello che vi ispira il cuore, se volete…, l’uso del blog potrebbe essere una interessante esperienza di confronto.
Proviamo a metterci in gioco!

Quanto mi sento? Non i pensieri razionali, in questo siamo bravi.

La percezione dei nostri pensieri, quei flash di visioni, associate ad emozioni remote che stentiamo a riconoscere nostre, ma se ci rilassiamo ancora un può sentiamo di riconoscerle come nostri vissuti, ricordi che, con grande meraviglia, non sapevamo di avere fino a quel momento. Ci sentiamo invasi da un sentimento di stupore, quasi difficile da accettare, ma sentiamo che è nostro, che ci appartiene, profondamente.

Ma ciò che ci sbalordisce è che può seguire un’altra percezione un ricordo rimosso che ci porta alla luce alla consapevolezza ciò che non pensavamo di sapere.

Stupore, meraviglia ci assalgono impetuosi, penetranti e li ci svelano il perchè.
Pensieri, azioni occultati un tempo a noi stessi, diventano illuminazioni rivelatrici, emergenti da un profondo oscuro, non conosciuto ma presente, occultato alla ragione.

Quante volte ci accade questo in una settimana, un mese, in un anno!
Quante volte sentiamo che dentro di noi esiste tutto un mondo nascosto alla consapevolezza!
Quante volte sentiamo di esistere!

L’autore consiglia di sospendere la lettura per un congruo tempo, affinché lasci quel fare, per donarsi il vuoto, lo spazio mentale, per lasciare emergere.

© 2010 Salvo Rondine

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Il pensiero umano nella visione del territorio.

Nel nostro comune modo di essere ci muoviamo dando per naturale l’appartenenza al territorio in cui siamo nati e vissuto durante la giovinezza e adolescenza.

Quando ci allontaniamo dalla casa in cui abitiamo, carichi di stanchezza, non vediamo l’ora di tornare; quando ci spostiamo su un altro paese, pensiamo alle nostre origini, al paese natio, spesso sentiamo che il nostro  è il migliore, dove ci sentiamo più sicuri.

La nostra parte istintiva si muove sulla ricerca di quelle condizioni che soddisfano le esigenze primarie, come: il ritrovamento del cibo, l’imprinting del territorio di origine.

Nell’ascolto inconsapevole di questi richiami istintivi, non vediamo altro poiché questo è il naturale modo di essere ed agire, non è naturale pensare che il senso di appartenenza può essere Cosmico, non del quartiere di origine, non del paese di appartenenza, forse del pianeta terra? Ma li arriva il nostro sguardo, se ci spostassimo oltre, oltre il sistema solare, la galassia, l’universo, o cos’altro sappiamo, o non sappiamo.

Ma il punto è, capire cosa siamo, dove siamo, dobbiamo conoscere solo il piano della materialità? o pensare su piani energetici su cui ancora non esiste consapevolezza di massa, e prendere in considerazione anche “ il Regno dei Cieli ”? innalzando così  la consapevolezza del non territorio ma l’Espansione Cosmica, poiché l’uomo pensa e agisce sulla base dei dati che possiede nella relatività della conoscenza.

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